intervista a Marco Giannecchini

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Marco Giannecchini, 55 anni, a Berlino dal 1987, medico manager, job-coach ed esperto di strategie professionali

Da quanto tempo sei a Berlino e che lavoro facevi prima di questo?

Ho scelto Berlino (Ovest), 27 anni fa, dopo la laurea in Medicina e la conoscenza di una Berlinese, in vacanza in Versilia d´estate. Berlino Ovest mi sembrava allora una città ideale per la mia formazione professionale post-universitaria e per essere vicino ad una persona alla quale ero legato sentimentalmente.

Raccontaci qualcosa della tua attività qui….

Come dirigente manageriale mi occupo di progetti medico-scientifici internazionali, nel campo della ricerca neurologica e tumorale, per conto di aziende farmaceutiche e biotecnologiche; inoltre scrivo regolarmente su diversi blogs su temi medico-sanitari; per esempio su come usufruire dei servizi medico-sanitari a Berlino, come supporto agli Italiani, che per motivi linguistici, abbiano difficoltà a reperire informazioni e servizi in italiano in questa città.

Oltre a questa, porto avanti un’attività collaterale, che concerne la consulenza di formazione ed avanzamento professionale. Nel corso di questa aiuto i connazionali, sia dall´Italia che a Berlino, nella loro ricerca di un lavoro qualificato e nell`ottimizzare la propria visibilità (o “personal brand”) nel mercato tedesco. Questa consulenza serve anche a “reinventarsi,” per dar vita cioè a percorsi professionali nuovi e alternativi. Questa attività di job & personal brand coaching mi appassiona molto ed è un modo anche per mettere a disposizione la mia personale esperienza pluriennale di cambiamento e trasformazione professionale e personale, che io per primo a Berlino ho messo in atto, fino dal mio primo momento di arrivo in questa città.

Quali sono le difficoltà che un italiano può incontrare incontrando la mentalità tedesca?

 La sfida di “sbarcare a Berlino Ovest”, come nel mio caso, prima della caduta del muro, con un diploma in tasca, senza conoscere alcuna persona e senza un lavoro, mi ha comportato, come uno puó aspettarsi, all´inizio difficoltà. Specialmente se si considera che la tecnologia di informazione/comunicazione (internet, ..) di allora non è comparabile a quella di oggi. In generale però il grado delle “difficoltà dell´inizio” non è molto legato  alla “mentalità tedesca”, in quanto é sempre relativo a 2 fattori:
1) all´atteggiamento mentale, che si ha nei confronti del “problema”, che si presenta, vivendo all´estero;


2) alle risorse psico-fisiche-finanziarie, che uno ha per risolvere questo “problema”.

Mi spiego: se io “comincio una scalata verso la cima di una montagna”, senza aver idea dell´altezza della cima, senza bombole di ossigeno, senza alimenti e mezzi di comunicazione con la “base”, ecc. probabilmente non arriverò molto lontano e dovrò presto desistere, perché non sono preparato, né fisicamente né psicologicamente, all´ascesa. Al contrario, se studio prima a tavolino l´ascesa, se mi informo sulle condizioni meteorologiche, se so dove fare soste,…avrò prima per così dire un “prototipo mentale del viaggio, che mi aspetta” (“fino al raggiungimento della cima”), che mi aiuterà ad ottimizzare fin dall´inizio le risorse a disposizione e ridurre i rischi. Quindi il mio consiglio che vorrei dare a chi sta leggendo questo magazine è “non ti affrettare ad incominciare la scalata, ma occupati prima di tutto del piano strategico per raggiungere la vetta. Una volta che hai il piano, che sai quali passi fare all´inizio, cosa vuoi raggiungere, in quali tempi e con quali risorse finanziare di base, allora puoi affrontare la scalata con ottimismo ed avere successo”.


Riguardo alle presunte difficoltà per l`Italiano in contatto con la “mentalità tedesca”
, vorrei precisare prima di tutto che più che una “mentalità tedesca” esiste un modo in parte diverso di gestire la quotidianità, tra l`Italia e la Germania. Là dove in Italia, si riesce con la rete di contatti (famiglia, amici, conoscenti ecc.) a risolvere certi problemi, in Germania si deve fare ricorrere ad altre risorse ed ad impegnarsi in prima persona, molte volte da soli. In Germania, nel mercato del lavoro ci sono delle “regole del gioco spietate”, che difficilmente possono essere “aggirate”, grazie a conoscenze e “appoggi”. Per cui le difficoltà negli Italiani insorgono se uno pensa che “improvvisando” o “muovendosi nella mediocrità”, si riesca a sopravvivere. Il mercato tedesco è molto competitivo; chi non è capace di essere tale, non riesce a stare al passo e viene “sorpassato”, per poi essere costretto per motivi finanziari a ritornare in Italia.

La cosa di Berlino che ti affascina di più/ la cosa che sopporti di meno…

Berlino è una realtà caratterizzata da alcuni fattori, che combinati insieme forniscono una base di riferimento importante ed unica, tra le città tedesche, per dare avvio, ad esempio, ad un nuovo percorso di crescita professionale.

Innanzitutto, in generale, è presente in Germania una stabilità infrastrutturale ovvero economica, legale, sanitaria, ecc. che permette all´Italiano, che si affacci sulla Germania, di avere ben chiari fin dall´inizio i meccanismi di funzionamento del tessuto sociale-amministrativo tedesco. Poi, una volta compresi i meccanismi di funzionamento del contesto e chiariti i passi necessari per muoversi al suo interno, si ha una base stabile di riferimento. Questo conferisce sicurezza psicologica e finanziaria al soggetto, che si sente quindi pronto, rassicurato e in grado di dare avvio ad una fase, che definirei più creativa di pianificazione e sviluppo successivo. Questo ”campo di azione stabile e trasparente” permette di accettare e assumersi con più decisione – perché no –  anche i rischi connessi ad un nuovo inizio.

In secondo luogo a Berlino percepisco un forte senso di “speranza, proiettata nel futuro” e inoltre non posso non citare il forte senso civico e di tolleranza sociale, che si respira e che rende possibile il convivere di una molteplicità di provenienze.

Terzo fattore è il costo di vita, che rispetto ad altre metropoli europee è in genere più basso, per cui si riesce a mettere su un´attività con poco investimento, che da guadagni in poco tempo.

Cosa ti piace dell’Italia?/Cosa non sopporti dell’Italia?

Dell´Italia o meglio della Toscana, mi manca la regolarità delle stagioni, con un´estate che comincia a Aprile e finisce a Ottobre.
D´altra parte sono felice di aver lasciato l´Italia, perché un paese che non offre sicurezze, prospettive e lavoro ai propri cittadini. Poi perché preferisco che le tasse del mio lavoro finiscano in mano ad uno stato che mi offre servizi e non disservizi.

Qual è il tuo cibo preferito a Berlino?
Quello che cucina mia moglie e/o suo figlio: un miscuglio di cucina toscana-giamaicana-tedesca.

Qual è il tuo posto del cuore a Berlino?

La mia “Berlino”, che sento dentro di me non è una realtà geografica, ma piuttosto un collage mentale, fatto di ricordi, legati a persone, avvenimenti, emozioni, avventure,….Il denominatore comune, che emerge da questo, è un grande senso di libertà e del mio potenziale, che ho a disposizione e anche dei miei limiti: di libertà, perché Berlino mi ha permesso di realizzarmi nel privato e professionalmente, con una qualità di vita che non avrai potuto probabilmente ottenere, se fossi rimasto in Toscana, dove sono nato.

Cosa consiglieresti a chi sta per trasferirsi a Berlino?

Riguardo alle differenze tra i percorsi, direi che in genere la Berlino di oggi offre molte più possibilità di inserimento in vari campi, della Berlino Ovest, che io trovai al mio arrivo. Per cui come primo messaggio positivo: il mercato del lavoro a Berlino  oggi premia ancora di più chi ha una qualifica professionale, chi è padrone della lingua tedesca e chi sa soprattutto “vendersi in maniera professionale” nella fase di selezione. Gli Italiani, allora come oggi, hanno una capacità di networking ed una creatività tale, che permette loro di arrivare in poco tempo ad avere una offerta di lavoro a Berlino. Occorre però dire che la strada per arrivare al “lavoro ideale” ambito non è un´autostrada, ma è un “viaggio” fatto di percorsi in salita, strade cieche o a senso unico, da evitare; molte volte occorre anche fare esperienze “preparatorie”, prima di arrivare a quella professione, che si sognava, quando uno ha lasciato l´Italia. Come consiglio generale per chi si sta per trasferirsi a Berlino, direi di abbinare al “learning-by-doing”, il colloquio con persone (mentors), che hanno raggiunto quello che si vuole raggiungere, per imparare da loro la strategia migliore per raggiungere i propri obiettivi

Quale pregiudizio verso gli italiani dovrebbero abbandonare i berlinesi? E quale pregiudizio verso i tedeschi dovrebbero abbandonare gli italiani?

A Berlino, Il tedesco „medio“ (o meglio ignorante) di „vecchia generazione“, visto che sei italiano, proietta purtroppo spesso diversi luoghi comuni negativi,…per esempio, che tu lavori nel campo della ristorazione, che tu abbia connessi con la criminalitá organizzata,…. Quando poi riesci a parlare perfettamente in tedesco, puó capitare che ti guardi in maniera incredula, come se la provenienza dall`Italia sia l´equivalente di un indice di scarso quoziente mentale. Fortunatamente le nuove generazioni tedesche sono piú obiettive e sono capaci di giudizi piú ponderati e obiettivi…
Gli Italiani, d´altra parte, dovrebbero lasciarsi coinvolgere da Berlino, senza pregiudizi…Berlino é una cittá diversa da molte altre cittá tedesche. Lo era prima della caduta del muro con le 4 potenze alleate, che si erano divise la Berlino Ovest di allora e lo sará anche in futuro. Prima fra tutto che i Berlinesi sono persone „distaccate“, con poco sentimento. Io ho avvertito a Berlino nelle persone che ho conosciuto fin dall`inizio una generositá, un senso civile ed un rispetto verso le persone, che mi manca tutt`ora quando soggiorno in Italia.

Tre cose da avere/essere per vivere felici a Berlino

1. Avere un lavoro, che permetta di guadagnare in maniera tale di poter coprire le proprie spese e risparmiare per la pensione…

2. “saper vivere felici a Berlino” è come “saper guidare la propria vettura (la propria vita), in maniera intelligente”. Ci sono momenti in cui bisogna “dare gas”, altri in cui “pigiare sul freno per non incorrere in incidenti”. Cioè occorre sapere sfruttare al massimo i propri talenti, ma anche accettare il fatto che tutti noi abbiamo dei limiti  e là dove non ce la facciamo da soli, ci dobbiamo fare aiutare da altre persone.

3. Alla fine della giornata scrivere 5 cose, che ci sono riuscite bene o semplicemente, di cui si grati, indipendentemente da quello che pensino altre persone …

Elena Bresolin

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