Mangiare con l’anima

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credits: IMDb.com


SOUL  KITCHEN, 2009 

REGIA: FATIH AKIN 
CON: ADAM BOUSDOUKOS, MORITZ BLEIBTREU, PHELINE ROGGAN, ANNA BEDERKE, BIROL UENEL, DORKA GRYLLUS, WOTAN WILKE MOEHRING

Un piccolo, delizioso film multietnico, dalla cui visione si esce con l’acquolina in bocca e la leggerezza di chi ha mangiato bene e con gusto.

Regista turco, attori tedeschi, greci, turchi; nomi dei protagonisti, epici –nel vero senso della parola. Mi spiego. Vi sono due storie da raccontare: la prima consiste nelle varie e tragicomiche vicende che rendono turbolenta la vita di Zinos Kasantsakis (proprietario improbabile di un locale chiamato, appunto “Soul Kitchen”, alla periferia di Amburgo), che, mentre tenta di salvare il suo locale, è costretto a destreggiarsi –anche fisicamente, oppresso da una discopatia crescente-  tra la sua ragazza, Nadine, che ne frustra la vitalità fino a spezzargli il cuore, un fratello (Ilias), ladro patentato che, in libertà vigilata, trova il modo di cacciarsi in un mare di guai trascinandolo con sé, uno chef geniale ma iracondo e lunatico, e Thomas Neumann, un ex compagno di scuola il cui scopo –che perseguirà con tutti i modi più subdoli e illegali possibile- è quello di entrare in possesso del terreno su cui si trova il fatiscente locale. Intorno a questo nucleo narrativo ruotano altri personaggi: Lucia, la cameriera hippy che vive in una casa occupata e di cui si innamora perdutamente Ilias;  Anna, la fisioterapista a cui Zinos si rivolge per la sua ernia; Socrates, un vecchio greco che vive nel locale di Zinos.

In un tourbillon crescente –accompagnato da musiche che vanno dalla canzone italiana classica all’heavy metal- la vita di Zinos sembra deragliare insieme alla sua schiena e alla sua “cucina dell’anima”: ogni tentativo che egli compie segue una parabola che finisce inevitabilmente in un disastro –e vi sono effetti molto comici, anche. Ma questa girandola di eventi che si scatenano l’uno dall’altro, l’uno contro l’altro, ha un suo ritmo interno, un’armonia che si intravede a tratti e di cui si percepisce il fulgore solo alla fine.

Questa, in breve, la storia. Ma io ne ho vista un’altra, che si intreccia con la prima e le dà spessore e, direi, sapore. Intanto, i nomi. Zinos (dal greco ξένος), non vuol dire soltanto “straniero”, come credono i più e come oggi si intende: il suo significato originario è “ospite”: lo straniero è colui che ospita ed è colui che è ospitato; ecco perché Zinos accoglie nel suo locale tutti quelli che bussano alla porta: il nutrimento che offre è fatto di questa ospitalità generosa, più che della qualità del cibo, preparato senza fantasia (“fai quaranta piatti, e hanno tutti lo stesso sapore!” gli grida furibondo lo chef) e a buon mercato. Zinos è un pessimo commerciante, non sa fare affari: ma la sua grandezza d’animo –la si vede continuamente nella sgangherata ma autentica attenzione per il fratello, per i dipendenti, per il suo strambo inquilino- lo indirizzerà verso una più ampia consapevolezza e restituirà al nome del suo locale il suo profondo significato. Numi tutelari delle (dis)avventure di Zinos sono Socrates (con questo nome! Che altro poteva essere?), un vecchio ubriacone che vive in uno stanzone adiacente al locale senza mai  pagare l’affitto e Ilias, il fratello di Zinos: dotati di nomi così potenti –e poco importa che Ilias non abbia niente a che fare con “Iliade”: il suo personaggio ha tanti caratteri degli eroi greci, al di là delle apparenze-, questi anticonformisti dioscuri aiutano Zinos a scoprire l’ospite che è in sé e a trattarsi bene, anche se ciò significa cadere –in senso letterale, per Zinos-, trovare ostacoli, disillusioni e brucianti sconfitte. Zinos perderà tutto: la ragazza, il locale (finito nelle mani di quello sciacallo di Thomas Neumann, altro personaggio dal nome parlante), la casa e la salute; in questa discesa agli inferi, però, troverà il ramo d’oro che lo trarrà in salvo: l’iracondo chef che, oltre a farlo diventare un vero cuoco dell’anima gli porta in dono una speciale corteccia dall’Honduras dai potenti effetti afrodisiaci; Lucia, la cameriera che illumina la vita di Ilias;  Anna, la fisioterapista che salva la vita di Zinos perché lo porta da Kemal “lo spaccaossa” (un medico non convenzionale che gli rimette a posto la schiena) e lo porta con sé sulla strada dell’amore; Socrates, che accompagna Zinos a riprendersi il locale in un’asta giudiziaria perché Thomas Neumann è finito in galera per frode; Nadine, che presta a Zinos i soldi.

Straniero della vita, Zinos ne assapora tutto il gusto, compreso quello amaro e cattivo: ne diventa gradito ospite, perché solo chi perde tutto può trovare tutto. E, come in una meravigliosa scena del film, può concedersi la felicità di ballare il sirtaki in mezzo al caos.

Autore: Giulietta Stirati

About The Author

Giulietta Stirati

Sono di Roma, dove sono nata il 8/10/1966 e dove vivo, con due cani e quattro gatti. Ho studiato con passione al liceo classico e ancor di più all'università, dove ho imparato a "leggere" e a lasciarmi affascinare dal mondo sconfinato dentro parole, musica e immagini. Contrariamente a quanto pensassi, il luogo migliore dove viaggiare e scoprire questi tesori nascosti l'ho trovato nelle aule dei licei, dove insegno lettere e latino dal 1995. Grazie alle richieste -esplicite e inconsapevoli- dei miei studenti ho mantenuto e mantengo viva la curiosità, quella meravigliosa molla che mi spinge sempre ad andare oltre. A loro anche devo ciò che sono oggi. Coltivo molte passioni, oltre alla lettura, ma qui ne citerò due: amo follemente Berlino -tanto da star progettando il mio trasferimento in questa città che sento mia- e la sua storia, e amo correre: ho corso con mia sorella la maratona di Berlino a settembre 2015 e mi sto allenando per quella di Roma. ....e il tedesco? Presto sarò bilingue!

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