Diario di un’aspirante C2

Diario di un’aspirante C2
Photo Credit To Nina Helmer

Circa due anni fa concepii, insieme a mia sorella, il piano di portare a realizzazione uno dei nostri sogni: concederci la possibilità di trascorrere insieme la seconda parte della nostra vita. Fino ad allora avevamo parlato vagamente di desideri e di speranze, ma a un certo punto quell’ammasso informe ha preso consistenza e si è tramutato in una serie di azioni.

Va detto che il lavoro che io svolgo qui a Roma, cioè l’insegnante di liceo, è un lavoro che amo molto ma che mi frustra altrettanto per una serie di motivi, tra cui lo spregio sociale a cui la mia categoria è sottoposta, l’assenza di strutture e fondi adeguati per lavorare bene: che problema c’era? Potevo farlo pure a Berlino! Oltretutto gli insegnanti in Germania hanno una considerazione sociale ed economica ben diversa rispetto a qui.

C’era poi l’annosa questione meteorologica: come sopravvivere a tanti mesi invernali, freddi, grigi e piovosi? Macchevvuoichesia!! Berlino è una città vivace e bella, che mi importa del tempo che fa! Insomma: presa dall’entusiasmo mi sono buttata a capofitto e ho cominciato a mettere insieme le cose concrete da fare: raccogliere la documentazione necessaria per ottenere la “Anerkennung”, il riconoscimento di equivalenza di titoli –rilasciato dall’ente statale  (Senatsverwaltung fuer Bildung, Jugend und Wissenschaft) che consente di essere parte del corpo docente statale, quindi con tutti i riconoscimenti giuridici, fiscali e professionali necessari-, informarmi presso le scuole e i “Gymnasien” ove avrei potuto insegnare anche in italiano (le mie materie sono italiano, latino, storia e geografia: e il latino è insegnato nei ginnasi come lingua straniera!), e last but not least, mi sono messa a studiare tedesco.

Per essere insegnante a pieno titolo, e cioè per vedersi riconosciuta la precedente carriera, bisogna possedere un documento che attesti la perfetta conoscenza del tedesco: quindi, possedere il GDS, cioè il Grosses Deutsches Sprachdiplom, altrimenti detto C2. Come tutti sanno, nella certificazione relativa alla conoscenza delle lingue europee, il livello C2 è il più elevato, quello che appunto garantisce, a chi lo conquista, l’accesso al mondo del lavoro nel Paese la cui lingua ha studiato.

Io ho studiato il tedesco da quando avevo sette anni (in Alto Adige, dove ho vissuto, la seconda lingua era obbligatoria; inoltre le scuole medie le ho frequentate direttamente in tedesco), ma erano passati tanti anni e io stessa non sono più una ragazzina: rimettermi a studiare è stata (ed è) un’impresa che non solo mi ha coinvolta molto (è bellissimo studiare una lingua, è bellissimo scoprire le strutture linguistiche), ma anche –e soprattutto, devo dire-, ha scoperto e messo a nudo i miei limiti mentali, e li ha buttati nell’arena a combattere con le mie convinzioni e i miei desideri.

Dal 2014 a oggi ho compiuto tre quarti del percorso: ottenere il C2 significa portare a termine con successo quattro tipologie di esame: la lettura (Lesen), l’ascolto (Hoeren), il parlato (Sprechen) e la scrittura (Schreiben), da svolgersi presso un Istituto che abbia la facoltà di rilasciare queste certificazioni, come per esempio il Goethe Institut; a me manca –da un anno a questa parte- solo l’ultimo modulo.

Ideale sarebbe la frequenza ad un corso (sono davvero molto bravi), ma io purtroppo non posso permettermelo e quindi: studio da sola. Che vuoi che sia, mi dicevo, tanto sei brava in tutto.  E invece, mi misuro con qualcosa che avrei dovuto aver superato da tempo: la paura di non farcela e quel gorgo di pensieri negativi che chiudono la mente e portano a scegliere la rinuncia come via d’uscita. Nemmeno il più fifone dei miei studenti si comporta come me!

Questo esame, come ogni esame importante, ci costringe a tirare fuori le doti che –sotto sotto- sappiamo di avere, ma che per pigrizia (la paura è pigra da morire, lo sapevate?) e per attaccamento alle abitudini preferiamo lasciare lì sepolte e crogiolarci nel “tanto lo sapevo che non andava, tanto è meglio così”. Io ho raccolto la sfida, e seguirò passo passo le pedantissime (e utilissime) istruzioni del testo di preparazione all’esame, senza che la paura o un metodo di studio tutto da cambiare (i tedeschi quanto a metodo sono imbattibili: bando alla creatività e attenersi al programma!) possano essere un ostacolo insuperabile.

Il primo tentativo risale a esattamente due anni fa: provai a fare tutti e quattro i moduli in un solo colpo, ma ne superai uno solo, il modulo “Lesen”. Decisi allora che ne avrei affrontato uno per volta (non l’ho fatto, ma questo lo racconto dopo). Come mi sono preparata? Ho cominciato a leggere di tutto, indiscriminatamente: libri, articoli…ma così non andava. Mi sono resa in breve conto che avrei dovuto seguire un metodo. In questo mi sono stati molto utili i suggerimenti e i materiali messi a disposizione online (e gratuitamente) dal Goethe Institut: esercizi per migliorare il lessico, giochi interattivi, brevi serie con tappe da affrontare e quesiti da sciogliere per andare avanti, ma soprattutto il fac-simile della prova d’esame. Oltre allo studio materiale, all’esercizio, è fondamentale leggere e capire bene come funziona l’esame e cosa ci si troverà davanti. Consiglio vivamente, a tutti coloro che si preparano da autodidatti all’esame, di leggere con acribia TUTTE le indicazioni: la mancata comprensione di un dettaglio o la superficialità può avere conseguenze catastrofiche. La prova di lettura consiste in esercizi differenziati, che hanno lo scopo di testare le conoscenze del/lla candidato/a in tutti gli ambiti del linguaggio. In 80 minuti –e, ovviamente, senza altro sul banco che matita, gomma e penna- bisognerà affrontare quattro prove:

  1. leggere un articolo e rispondere a 10 domande a risposta chiusa (4 opzioni): 25 minuti;
  2. leggere un articolo e mettere nel corretto ordine le 8 affermazioni che ne sintetizzano il contenuto (con altro lessico e costruzione, quindi), e tenendo conto che due “passen nicht”: 20 minuti;
  3. leggere un testo e, conseguentemente, inserirvi nei punti opportuni i passi che ne sono stati estrapolati, sempre tenendo conto che uno “passt nicht”: 25 minuti;
  4. leggere quattro diverse “schede di presentazione/offerta di lavoro e/o servizi”: per ognuna di esse scegliere l’affermazione appropriata fra le 8 che vengono proposte: 10 minuti.

Mi sono preparata anche con i materiali online offerti gratuitamente dall’editore www.schubert-verlag.de e dal sito www.telc.de.

Ho superato il modulo con 61 punti: il minimo è 60, il massimo 100.

La prossima puntata del diario avrà come oggetto l’ascolto e il parlato.

 

Autore: Giulietta Stirati

About The Author

Giulietta Stirati

Sono di Roma, dove sono nata il 8/10/1966 e dove vivo, con due cani e quattro gatti. Ho studiato con passione al liceo classico e ancor di più all'università, dove ho imparato a "leggere" e a lasciarmi affascinare dal mondo sconfinato dentro parole, musica e immagini. Contrariamente a quanto pensassi, il luogo migliore dove viaggiare e scoprire questi tesori nascosti l'ho trovato nelle aule dei licei, dove insegno lettere e latino dal 1995. Grazie alle richieste -esplicite e inconsapevoli- dei miei studenti ho mantenuto e mantengo viva la curiosità, quella meravigliosa molla che mi spinge sempre ad andare oltre. A loro anche devo ciò che sono oggi. Coltivo molte passioni, oltre alla lettura, ma qui ne citerò due: amo follemente Berlino -tanto da star progettando il mio trasferimento in questa città che sento mia- e la sua storia, e amo correre: ho corso con mia sorella la maratona di Berlino a settembre 2015 e mi sto allenando per quella di Roma. ....e il tedesco? Presto sarò bilingue!

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