“Il labirinto del silenzio”. Regista italo-tedesco ripercorre gli orrori di Auschwitz.

“Il labirinto del silenzio”. Regista italo-tedesco ripercorre gli orrori di Auschwitz.
Photo Credit To RJPP

Spesso guardiamo al passato quasi con menefreghismo, tanto è passato, che ci importa.

A volte il passato va dimenticato, ma a volte no, in alcuni casi bisogna ricordare e far ricordare. E quando la gente non è a conoscenza di alcuni fatti, bisogna far sì che essa sappia.

Questo è quello che ha cercato di fare il regista Giulio Ricciarelli con il suo film “Il labirinto del silenzio”, presentato in esclusiva all’ International Film Festival di Toronto il 6 novembre 2014. Nell’agosto 2015 questo film è stato candidato tedesco per la nomination agli Oscar come miglior film in lingua straniera, dov’è tutt’ora in gara. Il 14 gennaio 2016 questo film esce nelle sale italiane.

enza_granato_ Il labirinto del silenzioIl film ripercorre gli anni antecedenti al processo di Francoforte ai crimini nazisti e posteriori alla seconda guerra mondiale, dove la gente, presa dall’euforia della ricostruzione economica, cerca di dimenticare a tutti i costi quello che pochi anni prima era avvenuto in Germania, anzi, il film mette in rilievo come tante persone davvero non sapessero e non avessero idea degli orrori avvenuti nel proprio Paese. Il regista, nato e vissuto in Germania, figlio di padre italiano e madre tedesca, riferisce di come per lui stesso inizialmente fu difficile conoscere la verità, è proprio per questo che ha voluto girare questo film, per fare in modo che tutto il mondo sapesse, ed in questo la Germania è stata molto aperta e favorevole alla produzione di questo film e nel far sì che tutte le informazioni che il regista cercava venissero a galla, questo grazie anche a tantissime testimonianze. Il processo di Francoforte ai responsabili di Auschwitz, nel 1963, cambiò completamente l’idea che i tedeschi avessero sull’Olocausto, la loro comprensione cambiò e si iniziò con una serie di progetti per la ricostruzione ed il rispetto della memoria.

Il protagonista de “Il labirinto del silenzio” è il procuratore Johann Radmann, una figura fittizia che però ripercorre e rivisita storie realmente accadute e pervenute al regista grazie ai racconti dei testimoni. Radmann nel suo percorso si imbatte in documenti riservati che riguardano dei funzionari pubblici che durante il nazismo di Hitler prestavano servizio ad Auschwitz ed intenta in tutti i modi di portare tutto allo scoperto per poi incriminare i colpevoli, ma questa è un’ardua battaglia, il protagonista si vede chiudere porte in faccia e le varie difficoltà lo portano vicino ad uno sfinimento, per il quale subisce ripercussioni anche la sua vita privata e sentimentale. Il lavoro del procuratore Radmann non sarà vano quando finalmente nel 1963 inizia il processo di Francoforte contro i crimini nazisti. Colpi di scena, angosce ed emozioni che accompagnano lo spettatore fino alla fine del film, alla riscoperta di un pezzo di storia vero e recente, a volte dimenticato.

Che “chi dimentica il passato è destinato a ripeterlo” (aforisma profondamente vero, la cui paternità è assegnata a varie personalità della storia, non ultimo Primo Levi) sia una verità, lo vediamo ogni giorno. E che il silenzio sia nemico della verità, lo dimostra la storia che Ricciarelli racconta, esemplificativa di tanto lavoro fatto da tante persone (magistrati, storici, sopravvissuti, familiari) per non permettere che l’umanità si smarrisse in quel maledetto labirinto. Silenzio è negare, silenzio è guardare altrove, silenzio è dire (come fu detto a Primo Levi nel 1958, quando presentò “Se questo è un uomo” a Einaudi) “ma dai, è finito tutto: ora godiamoci la vita e non pensiamo più al passato”.

Perciò è meritoria ogni iniziativa –e un film può molto- volta a mantenere forte quel filo di Arianna che ci potrebbe evitare altri baratri. Consiglio, per chi vuole capire un po’ di più come sia stato possibile che migliaia di persone “normali” si siano rese complici di uno dei più atroci crimini della storia e poi abbiano potuto “dimenticare”, la lettura di un libro, a cui, se interessasse, potrebbe far seguito una bibliografia ragionata. Il libro è “Uomini comuni”, di Robert Browning (Einaudi)

Fonti:

https://de.wikipedia.org/wiki/Im_Labyrinth_des_Schweigens

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2015/12/17/news/ricciarelli-129701057/

Autore: Enza Granato

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Enza Granato

Ciao, sono Enza Granato, ho 27 anni e vengo da Fasano, Puglia. Sono laureata in Scienze della Comunicazione e vivo a Berlino dal 2013. Nel tempo libero mi piace scrivere, dipingere e ballare. Parlo inglese, tedesco e spagnolo.

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